Vuoi pubblicizzare la tua professione, la tua azienda, la tua atttvità Non Profit oppure un tuo prodotto o un evento ma hai paura di perderti nella massa delle pubblicità noiose e ridondanti che si vedono online?

Hai paura che il tuo pubblico non percepisca positivamente la tua proposta?

Nessun problema: una nuova soluzione è il videogame marketing o adver-game!

Sappiamo da tempo che la creatività e la scelta degli strumenti giusti sono elementi che possono fare davvero la differenza sia nell’offrire notevoli vantaggi a chi veicola il messaggio pubblicitario e al contempo anche agli Utenti, grazie a contenuti con un valore maggiore e con un messaggio più coinvolgente.

I videogiochi come mezzo pubblicitario o advergame sono lo strumento utile per raggiungere questo obiettivo.

Educare e coinvolgere il pubblico tramite il gioco (o meglio il videogioco) è uno degli strumenti che sta cambiando la comunicazione. Questo metodo si chiama Gamification.

Per comprendere meglio i tanti benefici che il mondo della gamification può offrirti, ti invitiamo a leggere due articoli sull’argomento redatti all’interno del progetto “Event Game” di Numidio, la società di comunicazione e marketing nostra Partner.

> https://www.eventgame.it/fare-marketing-con-i-videogame/

> https://www.eventgame.it/dopo-questo-articolo-anche-tu-userai-la-gamification/

 

Se vuoi scoprire come attivare la tua campagna di comunicazione sfruttando la gamification contattaci.

Inoltre – laddove sia fattibile – verificheremo anche la possibilità di sostenere le spese di questo tuo progetto tramite la richiesta di fondi tramite la partecipazione a bandi o a finanziamenti specifici.

 

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Autore: Numidio, Comunicazione e Marketing

Segnaliamo che gli interventi in Edilizia Libera sono stati inseriti dallo stesso Legislatore in un glossario (non esaustivo) di semplice lettura.

Nei casi riportati in questo elenco i Comuni non potranno imporre alcun vincolo a comunicazione preventiva e pertanto possono essere considerati in ogni Regione d’Italia in Edilizia Libera.

E’ molto importante procedere con una verifica preventiva con il proprio tecnico, questo perché in alcuni casi possono sussistere dei vincoli che impongono comunque una previa comunicazione o richiesta di autorizzazione non tanto in base della tipologia di lavori ma, ad esempio, sulla base di ulteriori normative, come quella paesaggistica.

Un altro aspetto da tenere presente è la gestione di un intervento complesso, formato da molteplici lavori che singolarmente risulterebbero in Edilizia Libera ma che complessivamente potrebbero modificare in modo sostanziale determinate caratteristiche dell’immobile in modo tale da dover essere oggetto di comunicazione.

> Link utile: http://www.italiasemplice.gov.it/media/2528/glossario-edilizia-libera.pdf

 

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Autore: Marco Torri, CdL e affiancamento imprenditoriale

A breve il Ministero del Turismo pubblicherà le modalità operative per fruire di alcune agevolazioni destinate alle imprese turistiche.

Gli interventi per i quali può essere richiesto il contributo riguardano la riqualificazione energetica e antisismica, l’eliminazione delle barriere architettoniche, la digitalizzazione, la realizzazione di piscine termali (solo per stabilimenti termali) e l’acquisto di attrezzature per lo svolgimento di attività termali.

L’agevolazione consiste in un credito d’imposta fino all’80% per spese effettuate dal 7 novembre 2021 e fino al 31 dicembre 2024, da utilizzare in compensazione.

C’è la possibilità di richiedere anche un fondo perduto fino al 50% per un importo massimo concedibile pari a 40.000 euro, elevabile in caso di interventi di digitalizzazione, gestione dell’impresa da parte di giovani e donne e localizzazione dell’intervento in Sardegna.

In attesa di ulteriori comunicazioni da parte del Ministero riguardo l’apertura della procedura di invio delle domande e di ulteriori specifiche, contattateci per ulteriori informazioni e per essere pronti a partecipare.

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Autore: Michela Secci, Uran Center

Con la Nota prot. n. 29 dell’11 Gennaio, sono state fornite le prime indicazioni utili al corretto adempimento del richiamato obbligo.

L’obbligo di comunicazione riguarda non solo i rapporti avviati dopo l’entrata in vigore della disposizione, ma anche quelli ancora in corso alla data di emanazione della Nota (11.01.2022).

Per tutti i rapporti di lavoro in essere alla data dell’11.01.2022, nonché per i rapporti iniziati a decorrere dal 21 dicembre e già cessati, la comunicazione dovrà essere effettuata entro i 7 giorni di calendario successivi alla pubblicazione della Nota, e cioè entro il 18 gennaio.

Per i rapporti instaurati dopo l’11.01.2022 la comunicazione deve avvenire prima dell’inizio della prestazione.

 

La comunicazione deve essere effettuata attraverso l’invio di una e-mail allo specifico indirizzo di posta elettronica messo a disposizione di ciascun Ispettorato territoriale (consultare l’elenco). Trattasi di un indirizzo di posta ordinaria e non certificata per cui è FONDAMENTALE conservare una copia della mail inviata ed assicurarsi che non sia stata rifiutata a seguito di errori di digitazione dell’indirizzo o per casella del ricevente piena.

Il corpo della mail (alla quale non va allegato alcun documento) DEVE richiamare le seguenti informazioni:

-dati del committente e del prestatore;
-luogo della prestazione;
-sintetica descrizione dell’attività;
-data inizio prestazione e presumibile arco temporale entro il quale potrà considerarsi compiuta l’opera o il servizio (ad es. 1 giorno, una settimana, un mese). Nell’ipotesi in cui l’opera o il servizio non sia compiuto nell’arco temporale indicato sarà necessario effettuare una nuova comunicazione;
-ammontare del compenso, qualora stabilito al momento dell’incarico.

Le comunicazioni devono essere trasmesse almeno un minuto prima dell’inizio della prestazione e i dati possono essere annullati o modificati prima che l’attività del prestatore abbia inizio.

 

> Link utili: https://www.ecnews.it/obbligo-di-comunicazione-dei-lavoratori-autonomi-occasionali-prime-istruzioni-operative

 

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Autore: Marco Torri, CdL e affiancamento imprenditoriale

Il mondo dell’associazionismo in Italia e in generale il Terzo Settore di cui le associazioni rappresentano la grande maggioranza è da sempre stato un settore molto dinamico. Gruppi di cittadini che insieme cercano di dare risposta ad esigenze e bisogni che altrimenti rimarrebbero inascoltati, si riuniscono e danno vita ad organizzazioni che operano nei più diversi settori: sport, cultura, promozione sociale e volontariato, solo per citarne alcuni.

Creare un’associazione è abbastanza semplice: ci si riunisce in almeno 3 o quattro persone (nei casi più semplici), si redige un atto costitutivo e uno statuto che stabilisce le regole a cui l’associazione si atterra nello svolgimento delle sue attività, si richiede il codice fiscale all’Agenzia delle Entrate e si è pronti per iniziare l’attività.

 

Attenzione però! A seconda delle attività che l’associazione intende svolgere saranno necessari ulteriori passi per rispettare le norme sia civilistiche che fiscali:

  • registrazione dell’atto costitutivo e dello statuto all’Ufficio del Registro dell’Agenzia delle Entrate;
  • invio telematico del mod. EAS;
  • iscrizione nei registri regionali (associazioni di promozione sociali e organizzazioni di volontariato);
  • affiliazione a Federazioni e/o Enti nazionali.

 

Iscrizione al RUNTS

Il mondo del Terzo Settore a seguito della riforma del 2017 e l’introduzione del cosiddetto CTS, “Codice del Terzo Settore”, è stato profondamente trasformato e le tipologie di associazioni che ad oggi è possibile creare sono diverse.

È importante quindi già in fase di costituzione fare alcune scelte che poi avranno delle conseguenze sia sul piano civilistico che fiscale.

Ad aprile 2021 dovrebbe essere operativo il nuovo Registro Unico del Terzo Settore (RUNTS) e da quel momento in poi esisteranno due tipologie di associazioni: quelle che decideranno di  iscriversi al RUNTS e diventare ETS (Enti del Terzo Settore) e quelle che decideranno di rimanere fuori dal Registro, come probabilmente accadrà per la stragrande maggioranza delle ASD.

Le associazioni di promozione sociale (APS) e le organizzazioni di volontariato (ODV) iscritte nei rispettivi registri regionali verranno migrate nel RUNTS automaticamente e dovranno adeguare i propri statuti alle norme del CTS per poter mantenere la qualifica di APS o ODV. La qualificazione di associazione ONLUS, essendo stata abrogata dal CTS, a partire dal momento in cui il RUNTS sarà operativo non potrà essere più richiesta e quasi certamente dal gennaio 2022 tutte le organizzazioni ONLUS verranno cancellate d’ufficio dall’Anagrafe ONLUS.

Le ONLUS potranno iscriversi di diritto nel RUNTS, modificando i loro statuti per adeguarli alle regole del CTS, ma dovranno comunicare in quale ramo del Registro vorranno essere inserite entro il 31 marzo 2022.

Le altre associazioni per potersi iscrivere nel RUNTS dovranno obbligatoriamente svolgere una delle attività di interesse generale elencate all’art. 5 del CTS e inserire nei propri statuti alcune clausole sulle finalità e l’organizzazione interna dell’associazione, in primo luogo sulla non lucratività e democrazia interna dell’associazione.

I vantaggi che il legislatore ha riconosciuto agli ETS e in particolar modo alle associazioni di promozione sociale (APS) e alle organizzazioni di volontariato (ODV) sono davvero notevoli:

  • possibilità di optare per un regime fiscale forfettario super agevolato per le attività commerciali svolte dall’associazione, con una tassazione sul reddito prodotto del 3% per le APS e dell’1% per le ODV;
  • decommercializzazione dei corrispettivi derivanti da specifiche attività svolte da APS verso i propri socie e da ODV verso i terzi;
  • procedura per il riconoscimento giuridico delle associazioni standardizzata e uguale in tutto il territorio nazionale con requisiti patrimoniali fissi (per tutti gli ETS).
  • essere interlocutori privilegiati con la Pubblica Amministrazione per la co-programmazione, la co-progettazione degli interventi e dei servizi  nei  settori delle attività di interesse generale elencati nell’art. 5 del CTS, e soggetti privilegiati per la stipula di convenzioni “finalizzate allo svolgimento in favore  di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale”.

A fronte di questi vantaggi viene però richiesta alle associazioni una maggiore trasparenza e responsabilità: la redazione di un vero e proprio bilancio (per le associazioni di minori dimensioni, un rendiconto per cassa), redatto secondo le regole stabilite da apposito Decreto Ministeriale e il deposito dello stesso nel RUNTS; la pubblicità dei contributi pubblici ricevuti nel proprio sito istituzionale; la pubblicità dei compensi erogati ad amministratori e soci.

La valutazione sull’opportunità di entrare nel RUNTS e in caso affermativo in quale ramo iscriversi, è un’attività che richiede una particolare attenzione e cura da parte degli amministratori delle associazioni perché condizionerà non solo gli aspetti relativi al reperimento delle fonti di finanziamento dell’associazione, ma anche la concreta possibilità di svolgere determinate attività (volontariato e promozione sociale, in primis), la loro economicità nel rispetto delle nuove regole fiscali che entreranno quasi sicuramente in vigore dal 2022.

 

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Se avete necessità di una consulenza per capire se iscrivere o no la vostra associazione al RUNTS, i professionisti di Imprenditoriamo sono a vostra disposizione.

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Autore: Dott. Alessandro Roberto, commercialista e consulente ETS e Imprese

Stai valutando la possibilità di metterti in proprio e aprire la partita IVA come infermiera o infermiere professionale ma ti preoccupano gli adempimenti fiscali e previdenziali?

In questo articolo vogliamo tranquillizzarti, dandoti qualche consiglio utile, e farti sapere che i professionisti di Imprenditoriamo sono al tuo fianco per permetterti di svolgere il tuo importantissimo lavoro con serenità.

 

partita iva infermieri - foto 1(Immagine tratta da www.pexels.com)

 

Adempimenti per esercitare come Infermiere autonomo

Vediamo quali sono i passaggi da seguire.

1) Per prima cosa sarà necessario aprire la partita IVA per la professione infermieristica. Ci sono dei codici appositi – denominati codici ATECO – che identificano le varie attività economiche e professionali. Nel tuo caso il tuo codice ATECO di riferimento è 86.90.29, ovvero “Altre attività paramediche indipendenti nca

La richiesta di attribuzione della partita IVA può essere gestita in autonomia, recandosi presso un ufficio dell’Agenzia delle Entrate oppure affidandosi a intermediari come Commercialisti, Consulenti del Lavoro, Tributaristi. Naturalmente, se vorrai, potrai affidarti anche a noi di Imprenditoriamo.

Se deciderai di occuparti tu in prima persona di aprire la partita IVA, fai molta attenzione a non dimenticarti di verificare se puoi accedere al regime forfettario e, nel caso, compila correttamente la casella con la quale dichiarerai di volerne usufruire. Si tratta di un regime fiscale che permette delle importanti agevolazioni rispetto al regime ordinario e gode di semplificazioni fiscali e contabili.

 

> Scopri di più sul regime forfettario

 

2) Il passo successivo è quello di iscriverti all’Albo tramite l’Ordine Provinciale di competenza in base alla tua residenza. Per l’iscrizione è necessario:

  1. avere il pieno godimento dei diritti civili;
  2. essere in possesso del prescritto titolo ed essere abilitati all’esercizio professionale in Italia;
  3. avere la residenza o il domicilio o esercitare la professione nella circoscrizione dell’Ordine.

Possono essere iscritti all’Albo le persone straniere in possesso dei requisiti di cui al comma 3, che siano in regola con le norme in materia di ingresso e soggiorno in Italia.

Fonti: www.fnopi.it Art. 5 DLCPS 233/46 modificato dalla L.3/18

 

3) Entro 60 giorni dall’inizio dell’attività dovrai iscriverti alla Cassa previdenziale dedicata alla tua professione, la procedura è molto semplice:

  1. vai sul sito www.enpapi.it, scarica e compila la domanda per l’iscrizione alla GESTIONE PRINCIPALE. Ecco il link diretto per la compilazione della domanda https://www.enpapi.it/wp-content/uploads/2020/11/Domanda-di-iscrizione_GP.pdf
  2. invia la domanda assieme a un documento di identità alla PEC info@pec.enpapi.it da una casella PEC (la PEC può anche non essere intestata a te). In alternativa nel sito troverai l’indirizzo per inviare la documentazione a mezzo raccomandata.

Ti raccomandiamo di fare attenzione alla scadenza dei 60 giorni perché se l’invio venisse effettuato oltre tale termine:

Caso 1: invio dal 61° giorno entro il 90° giorno si incorrerà in una sanzione di 20,00 €.

Caso 2: invio oltre il 91° giorno si incorrerà in una sanzione di 100,00 €.

 

partita inva infermieri - foto 2(Immagine tratta da www.pexels.com)

 

Quanto costa l’ENPAPI?

I contributi si suddividono in tre tipologie: SOGGETTIVO, INTEGRATIVO, MATERNITA’.

  • Il contributo soggettivo (*) viene calcolato in base al reddito dichiarato nella dichiarazione dei redditi e per il 2021 è pari al 16%
  • Il contributo integrativo è del 4% e deve essere aggiunto al tuo compenso in tutte le fatture che emetterai

Il contributo maternità è versato una tantum e viene stabilito annualmente, per l’anno 2020 era di 80,00 €.

(*) Per quanto riguarda il contributo soggettivo ricorda che:

  • ha un importo minimo che deve essere pagato anche in assenza di incassi, attualmente pari a 1.600 €;
  • se hai meno di 30 anni puoi chiedere la riduzione del 50% dei contributi soggettivi.

> Per approfondire l’argomento

 

Regime fiscale

Prima di tutto devi tenere a mente che, come professionista, paghi le tasse e i contributi solamente sulle fatture che incassi. E’ un aspetto molto importante perché non rischierai di pagare tasse e contributi che non hai ancora incassato.

Inoltre ti do una buona notizia, infatti anche per l’anno 2021 hai la possibilità di accedere al regime forfettario.

Il regime forfettario può essere uno strumento molto utile per chi ha intenzione di aprire una propria attività oggi.

Il regime forfettario è una Flat Tax, per la quale in presenza di alcuni requisiti, è prevista un’aliquota super agevolata al 5% per i primi 5 anni di attività, per poi passare a una tassazione del 15% per sempre.

Se consideri che la tassazione normale parte dal 23% per arrivare fino al 43%, questo è un ottimo incentivo per te che stai pensando di avviare la tua attività.

Inoltre il regime forfettario opera in base ai coefficienti di redditività. Senza entrare troppo nel dettaglio, devi considerarli come costi attribuiti dallo Stato (basati su statistiche a livello nazionale) per la tua attività.

Per gli infermieri il coefficiente di redditività è del 78%.

Questo vuol dire che su ogni 100 € incassati pagherai le tasse e i contributi soggettivi su 78 €.

N.B. Non potrai dedurre nessun costo, l’unica spesa che potrà abbassare l’imponibile fiscale è il pagamento dei contributi ENPAPI.

 

Esempio pratico

Facciamo un esempio su quanti contributi e tasse pagherai il primo anno.

Incassi annuali: 40.000 €

Coefficiente redditività: 78%

= Imponibile previdenziale: 31.200 €

Contributo Soggettivo 16%: 4.992 €

Contributo Maternità: 80 €

Tasse 5%: 1.560 €

Quindi, avendo incassato 40.000 € e avendo pagato 4.992 € di contributi soggettivi, 80 € di maternità e 1.560 € di tasse, ti resterà un netto di 33.368 €.

N.B. Il contributo integrativo non deve essere considerato perché viene pagato dai tuoi clienti e tu dovrai direttamente versarlo all’ENPAPI, quindi non rientra nel calcolo del tuo reddito.

 

partita iva infermieri - foto 3(Immagine tratta da www.pexels.com)

 

Requisiti e limiti del regime forfettario

I limiti sono tanti e alcuni sono complessi da spiegare per questo ti suggeriamo di chiedere sempre supporto a un professionista, ma ti vogliamo riportare i requisiti più importanti per poter accedere al Regime Forfettario:

  • non superare 65.000 € di incassi come attività professionale, se inizi in corso d’anno devi rapportare i 65.000 € ai mesi di apertura. (es. inizi a luglio dovrai calcolare 65.000/12*6 = 32.500 €);
  • non superare i 30.000 € di reddito da lavoro dipendente o assimilato;
  • non essere socio di società di persone o di impresa familiare o in alcuni casi di SRL;
  • non avere una partita IVA come adetto al network marketing.

 

Conclusioni

Sicuramente il mercato richiede sempre più Infermieri qualificati e con partita IVA – sia in ambito ospedaliero che domiciliare – quindi puoi prepararti con fiducia ad affrontare questo percorso, con tanti strumenti fiscali e agevolazioni oggi disponibili.

 

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Forse avrai già sentito parlare del progetto “Resto al Sud”. Si tratta di un un incentivo alla  nascita e sviluppo delle imprese che fino a pochi giorni fa era rivolto solo a giovani imprenditori del sud Italia, con l’obiettivo di favorire la crescita economica del meridione grazie ad un contributo fino a 200.000 euro, in parte a fondo perduto e in parte a tasso zero.

Con la Legge di Bilancio 2021 è stata introdotta una novità importante. Infatti è stata estesa la platea dei beneficiari anche agli imprenditori fino a 55 anni d’età. L’intento è sostenere una delle categorie più in sofferenza nel mercato del lavoro, a causa della pandemia.

Questo strumento è gestito da Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa.

 

– Vedi il sito web di Invitalia

 

Il progetto “Resto al Sud” punta a supportare iniziative imprenditoriali e soggetti che rispondono a specifici requisiti. Abbiamo cercato di riassumere nel modo più chiaro e semplice tutti gli elementi chiave per scoprire velocemente se puoi partecipare:

 

Importo finanziamento

1) per imprese individuali importo massimo euro 60.000;

2) per società importo massimo per socio euro 50.000 fino ad un importo complessivo non superiore a 200.000 euro.

Le agevolazioni coprono il 100% delle spese ammissibili e sono cosi composte:

  • 50% di contributo a fondo perduto
  • 50% di finanziamento bancario garantito dal Fondo di Garanzia per le PMI. Gli interessi sono interamente a carico di Invitalia.

 

Attività finanziabili

  • attività produttive nei settori industria, artigianato, trasformazione dei prodotti agricoli, pesca e acquacoltura;
  • fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
  • turismo;
  • attività libero professionali (sia in forma individuale che societaria)

Sono escluse le attività agricole e il commercio.

 

Spese ammissibili

Possono essere finanziate le seguenti spese:

  • ristrutturazione o manutenzione straordinaria di beni immobili (massimo 30% del programma di spesa);
  • macchinari, impianti e attrezzature nuovi;
  • programmi informatici e servizi per le tecnologie, l’informazione e la telecomunicazione;
  • spese di gestione (materie prime, materiali di consumo, utenze, canoni di locazione, canoni di leasing, garanzie assicurative) – massimo 20% del programma di spesa.

Non sono ammissibili le spese di progettazione e promozionali, le spese per le consulenze e per il personale dipendente.

 

Requisiti per accedere al finanziamento Resto al Sud

  • a) età compresa tra i 18 e i 55 anni;
  • b) residenza al momento della presentazione della domanda in una delle seguenti regioni AbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaMolisePugliaSardegnaSiciliao in uno dei 116 Comuni compresi nell’area del cratere sismico del Centro Italia (Lazio, Marche Umbria) VEDI ELENCO COMUNI ;
  • c1) non essere titolari di attività di impresa in esercizio da prima del 21 giugno 2017 o beneficiari, nell’ultimo triennio, a decorrere dalla data di presentazione della domanda, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell’autoimprenditorialità;
  • c2) per lo svolgimento di attività libero-professionali, non essere titolari di partita IVA per l’esercizio di un’attività analoga a quella proposta nei dodici mesi precedenti la presentazione della domanda di agevolazione.

 

Resto al sud: 50% a fondo perduto

Resto al Sud è una grande opportunità: finanzia il 50% del tuo progetto con un contributo a fondo perduto e l’altra metà è concessa tramite un finanziamento bancario a tasso zero garantito dal Fondo di Garanzia per PMI, senza che vengano presentate garanzie personali se non le potenzialità del tuo progetto.

Le agevolazioni previste coprono il 100% delle spese ammissibili in fase di start up o sviluppo d’impresa, con un finanziamento massimo che può arrivare fino a 200.000 euro nel caso di società composte da quattro soci.

A tre anni dal lancio i risultati raggiunti da Resto al Sud sono considerevoli e sono consultabili sul sito di Invitalia.

Le domande possono essere presentate unicamente online, attraverso la piattaforma web di Invitalia. Non ci sono bandi, scadenze o graduatorie. I progetti vengono valutati in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla data di presentazione.

 

Contattaci

Se t’interessa capire come chiedere questo contributo e vuoi saperne di più, non esitare, contattaci via e-mail a info@imprenditoriamo.it, possibilmente scrivendoci:

  • una breve sintesi della tua idea imprenditoriale
  • l’importo del capitale che si vuole investire a titolo personale
  • l’importo totale del capitale necessario all’avvio dell’attività (personale + finanziamento)
  • le competenze dei soggetti coinvolti (es. titolare, soci, collaboratori) rispetto al progetto

In questo articolo analizziamo il caso nel quale l’effettivo proprietario di un immobile (in particolare una casa vacanza) non abbia il tempo o la voglia di gestire il bene e deleghi questa incombenza a un terzo; un esempio frequente è quello dei genitori che incaricano il figlio.

Il figlio può stipulare un contratto di comodato con i genitori? Come può dichiarare gli affitti da un contratto di comodato?

Per rispondere a queste domande è necessario chiarire il concetto di Locazione Breve e di Contratto di Comodato

 

Locazione breve

La Locazione breve (come disciplinato dal D.L. 50/2017) consiste in un contratto di locazione di un immobile ad uso abitativo, che ha una durata non superiore a 30 giorni e non è soggetta all’obbligo di registrazione.

Dal punto di vista del soggetto, sono contratti di locazione breve quelli stipulati tra persone fisiche, che operano fuori dall’attività d’impresa. Non è quindi necessario aprire una partita Iva per poter guadagnare con la propria casa vacanze.

È stabilito dalla norma che gli immobili debbano avere finalità abitative.

Le locazioni brevi possono essere previste per unità immobiliari di categoria catastale dalla A1 alla A11, tranne la A10 che è quella relativa agli uffici di studi privati.

 

La normativa stabilisce che perché si possa applicare il contratto di Locazione Breve non possano essere forniti servizi accessori quali colazione, noleggio di auto e simili, che renderebbero l’attività riconducibile ad un profilo fiscale di attività d’impresa, mentre, come uniche eccezioni, possono essere erogati i servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali.

 

 

Comodato ad uso gratuito

Il contratto di comodato gratuito è regolato d all’art.1803 del Codice Civile:

“Si ha un contratto di comodato gratuito quando un soggetto, definito comodante, concede un bene mobile o immobile ad un altro soggetto, definito comodatario, per un determinato periodo di tempo, senza il pagamento di alcun corrispettivo.”

Per sua natura il comodato è nella maggior parte dei casi ad uso gratuito; non sono esclusi però i casi nei quali sia stabilito un compenso, a patto che questo non snaturi la tipicità del contratto.

È interessante notare come esista una particolare tipologia di contratto di comodato che non ha obbligo di registrazione, parliamo del contratto di comodato verbale. Esso può comunque essere volontariamente registrato.

Dal punto di vista fiscale è generalmente previsto che il reddito sia da attribuirsi esclusivamente al proprietario.

Poiché il contratto di comodato non prevede il passaggio della proprietà del bene in capo al comodatario (non vi è quindi un trasferimento di un diritto reale) ne consegue che tutti i ricavi da un contratto di locazione da attribuire in capo al proprietario, che dovrà inserirlo in dichiarazione dei redditi.

Come vedremo più avanti nello specifico, però il caso delle Locazioni brevi turistiche prevede una deroga a tale disciplina generale. Infatti con il D.L. n. 50/2017 si prevede l’applicabilità della cedolare secca anche nei casi di sublocazione e di comodato.

Nel caso in cui il comodatario non decida di optare per la cedolare secca, dovrà dichiarare il reddito nel quadro dei redditi diversi della propria dichiarazione.

 

 

Normativa Fiscale

Il D.L. 50/2017 ha ben definito quale siano le regole fiscali da applicarsi alle Locazioni brevi sia per i locatori, sia per gli intermediari immobiliari.

Rientrano nella categoria dei locatori:

  • I proprietari
  • I comodatari
  • I sublocatari

Per quello che ci interessa, nel presente articolo tratteremo nello specifico della locazione a terzi da parte del titolare di una concessione di comodato d’uso gratuito di un immobile.

Al reddito generato da una locazione breve si può applicare il regime della cedolare secca sugli affitti e quindi sul reddito verrà applicata un’imposta sostitutiva del 21%.

L’opzione della cedolare secca è da inserire direttamente nella dichiarazione dei redditi nel modello 730 o nel modello redditi.

Dal punto di vista normativo è il D.L. n 50/2017 a prevedere l’applicabilità della cedolare secca sugli affitti anche per le locazioni brevi.

Anche la stessa Agenzia delle Entrate, nella Circolare n. 26/E/2011, afferma che la cedolare secca:

 

“può essere esercitata anche per i contratti di locazione di durata inferiore a trenta giorni nell’anno, per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione in termine fisso”.

 

il reddito del canone di locazione è tassato in capo al comodatario come reddito diverso e quindi va indicato dal comodatario nel quadro D del 730 0 nel quadro RL del modello redditi. Il proprietario dell’immobile invece indicherà nel quadro B del 730 o, in alternativa, nel quadro RB del modello redditi la sola rendita catastale dell’immobile concesso in comodato gratuito.

 

Andiamo a vedere nello specifico:

  • L’opzione nel caso del proprietario si esercita nel Quadro BSezione IRedditi dei fabbricati.

Nella sezione I del quadro B devono essere indicati i dati dell’immobile concesso in locazione e deve essere barrata la casella di colonna 11 “Cedolare secca”.

 

redditi - locazione brevi

 

Nel modello redditi invece, nella Sezione I del quadro RB devono essere indicati i dati dell’immobile concesso in locazione e deve essere barrata la casella di colonna 11 “Cedolare secca”.

 

modello redditi - locazioni brevi

 

 

Nel caso del comodatario l’opzione deve essere indicata nel Quadro D Altri Redditi – Sezione I – Redditi di Capitale, Lavoro Autonomo e Redditi Diversi.

Nello specifico nel rigo D4 barrare la colonna 2 (cedolare secca) nel caso di opzione per l’applicazione della cedolare secca sulle locazioni brevi. La casella può essere barrata solo se nella colonna 3 è indicato il codice 10.

 

altri redditi - locazioni brevi

Nel modello redditi invece è necessario indicare nel Quadro RLSezione II ARedditi diversi i corrispettivi lordi percepiti, compresi gli interessi moratori e quelli per dilazione di pagamento relativi a tali corrispettivi e successivamente le spese relative agli stessi.

 

sezione 2a - locazioni brevi

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Abbiamo attivato un servizio ad hoc per aiutare i nostri Clienti su queste problematiche. Quindi se hai dei dubbi e se vuoi metterti in regola, contattaci con fiducia per una consulenza gratuita.

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Sei proprietario di un appartamento o di una casa vacanze e vorresti ottenere un guadagno dalla stessa ma non sai come districarti tra le varie pratiche burocratiche e amministrative?

Abbiamo scritto questa semplice guida per aiutarti a fare un po’ di chiarezza.

Una casa vacanze può rappresentare un’importante fonte di reddito durante i mesi estivi ma anche durante tutto l’anno.

I vari portali online di sponsorizzazione permettono un’ampia visibilità ed una gestione semplice delle prenotazioni e dei compensi, insomma non faticherete di certo a trovare persone disposte a passare le vacanze nella vostra proprietà.

Oltre però al servizio offerto dalle piattaforme, è opportuno aver ben chiaro quali siano i necessari adempimenti amministrativi e fiscali obbligatori.

Tramite le Locazioni Brevi Turistiche (come disciplinato dal D.L. 50/2017) è possibile mettere a reddito il proprio immobile senza operare in forma di impresa.

Per le persone fisiche al di fuori dell’esercizio di attività di impresa le procedure sono semplici ma imprescindibili per il corretto svolgimento dell’attività e per il rispetto di tutti gli obblighi a carico del locatore.

Di seguito ti mostreremo i passi necessari da seguire.

Comunicazione al comune

Il primo passo è quello di inviare via PEC al Comune di riferimento una “Comunicazione di locazione occasionale a fini ricettivi”, nel quale bisognerà indicare la propria anagrafica e i dati relativi all’immobile.

Tale comunicazione non necessita di una risposta da parte del comune ma è comunque necessario conservare la ricevuta di invio per poter completare i passi successivi.

È necessario informarsi, attraverso i canali di comunicazione del Comune, se sia prevista un’imposta di soggiorno che eventualmente dovrà essere riscossa e versata dal proprietario dell’immobile.

Leggi di più in questa pagina del sito della Regione Sardegna sus.regione.sardegna.it/sus/searchprocedure/details/3741

 

Codice IUN (Identificativo Univoco Numerico) e credenziali SIRED

Il secondo è quello di ottenere per il proprio appartamento il codice IUN che viene rilasciato dall’Assessorato del Turismo. Questo non è altro che un codice attribuito alle strutture extralberghiere e agli alloggi privati che dovrà essere esposto in ogni canale e annuncio online di sponsorizzazione della vostra casa.

Per ottenere lo IUN è necessario effettuare una richiesta tramite modulo all’Assessorato del Turismo, rivolgendosi all’ufficio territoriale competente in base a dove è situata la vostra struttura.

A questo link http://operatori.sardegnaturismo.it/it/elenco-dei-referenti-territoriali-sired-iun-e-tariffe potrete trovare l’ufficio territoriale in base al comune di riferimento.

Nel modulo di richiesta bisognerà indicare la propria anagrafica, i dati relativi all’immobile e se si sta presentando la domanda in qualità di proprietario o di locatario/sublocatario/comodatario/etc.

In aggiunta bisognerà allegare una copia della comunicazione inviata al Comune e un documento di identità in corso di validità.

Il modulo contiene anche la richiesta per ricevere le credenziali di accesso al SIRED per alloggi privati. Il SIRED è un sistema informativo di raccolta ed elaborazione dati che permette di adempiere all’obbligo statistico verso l’ISTAT.

Nella funzione Check-in del portale (dedicata alle strutture ricettive che non dispongono di un software gestionale) sarà possibile fare il check-in del cliente inserendo tutti i dati previsti dalla normativa in tema di pubblica sicurezza.

Qui sotto vi mostriamo la finestra di inserimento dei dati

finestra inserimento dati - affittare casa sardegna

Comunicazione alla Questura tramite il portale Alloggiati Web

 Infine sarà necessario comunicare alla questura competente i dati relativi agli ospiti. Tale comunicazione è obbligatoria e deve avvenire esclusivamente tramite il portale Alloggiati Web, accessibile sul sito web della Polizia di Stato. Le credenziali andranno richieste alla questura di riferimento tramite un apposito modulo da compilare e inviare via PEC.

Di seguito mostriamo il modulo di richiesta delle credenziali di accesso al portale Alloggiati Web della questura di Cagliari.

modulo questura - affittare casa sardegna

 

Ogni questura fornisce sul proprio sito il modulo scaricabile. Bisognerà indicare i propri dati anagrafici, i dati catastali dell’immobile e allegare il documento di identità.

Una volta ottenute le credenziali sarà possibile accedere tramite il vostro browser al portale nel quale potrete inserire i dati (contenuti nel documento di identità) di tutti gli ospiti ed inviarli in maniera telematica alla questura entro 24 ore dal check-in.

Per l’invio online dei dati degli ospiti dovrete accedere alla funzione “Inserimento On-line” dell’area menu.

Successivamente si aprirà una finestra dove potrete compilare le schedine degli alloggiati. Nel caso di un ospite singolo basterà compilare tutti i dati della schedina e procedere all’invio, nel caso i cui vi siano più ospiti dovrete scegliere l’opzione di Capo Famiglia o Capo Gruppo e sarà necessario inserire anche le informazioni relative agli altri ospiti.

Dopo aver completato le schede sarà possibile procedere al loro invio. Da questo momento saranno in fase di accettazione e al termine dell’operazione vi sarà fornita la ricevuta di invio. Il documento è in formato pdf e dovrà essere salvato e conservato.

Hai bisogno di ulteriori informazioni su come affittare la propria casa in Sardegna, o hai bisogno di supporto?

Abbiamo attivato un servizio ad hoc per aiutare i nostri Clienti su queste problematiche. Quindi se hai dei dubbi e se vuoi metterti in regola, contattaci con fiducia per una consulenza gratuita.

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L’attività turistica ha subìto inevitabilmente un crollo a causa della pandemia. Eppure nell’epoca pre-covid il mercato degli affitti brevi, in particolare negli ultimi anni, ha vissuto un’interessantissima crescita.

 

→ Vedi anche l’articolo su “Come affittare la propria Casa Vacanze in Sardegna”

 

Tuttavia, seguendo un iter che nasce prima della situazione emergenziale, la Legge di Bilancio 2021 è intervenuta apportando la possibilità di applicare il regime di tassazione agevolato, con la cedolare secca al 21% sulle locazioni di breve durata, ad un massimo di quattro immobili per periodo d’imposta.

Per tutelare i consumatori e nel rispetto della concorrenza il suddetto regime agevolato di tassazione dei redditi derivanti da affitti brevi – ricordiamo di durata non superiore a 30 giorni – compresi i contratti che prevedono servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, viene ora ristretto sulla base di parametri più definiti.

 

→ Per ulteriori informazioni sulla cedolare secca, leggi questa pagina sul sito web dell’Agenzia delle Entrate.

 

Affitti brevi: quando aprire la partita IVA?

Alcuni Utenti ci hanno chiesto cosa succede in caso di superamento del numero massimo di 4 immobili affittati per breve periodo.
In questo caso non solo si passerà alla tassazione ordinaria IRPEF, ma l’attività di locazione, da chiunque sia esercitata, si presumerà svolta non in modo discontinuo ma imprenditoriale e dunque si rende obbligatorio aprire la propria partita IVA.

 

→ Leggi anche l’articolo su “Locazioni brevi e comodato d’uso”

 

Queste disposizioni della Manovra 2021 sono valide anche per i contratti stipulati attraverso attività di intermediazione immobiliare o tramite i vari portali online di settore, che mettono in comunicazione persone in cerca di un appartamento con chi dispone di immobili da condurre in locazione.

Oltre la cedolare secca: banca affitti brevi

La Legge di Bilancio 2021, inoltre, istituisce una banca dati presso il MiBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo). Si tratta di un database delle strutture ricettive e degli immobili destinati alle locazioni brevi.
Questo database ordina e identifica le strutture e gli immobili tramite un codice apposito, da utilizzare con gli Utenti in ogni comunicazione relativa all’offerta e alla promozione dei servizi.
Entro due mesi dall’entrata in vigore della Manovra 2021, si attende un apposito decreto del MIBACT per stabilire le modalità di realizzazione e gestione della banca dati, così come dell’acquisizione dei codici identificativi regionali.

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